17 maggio 2010

Questo blog è stato trasferito a un altro indirizzo


Questo blog è stato spostato alla pagina http://blog.alnaiva.it/.
Verrai reindirizzato automaticamente tra 30 secondi. Oppure fai clic qui qui.

Per gli iscritti al feed: aggiornare l'iscrizione al feed a
http://blog.alnaiva.it/feeds/posts/default.

21 febbraio 2010

A jump into China - Tecno Cina


Shi è il VicePresidente di quello che ormai è il più grande produttore mondiale di mezzi e attrezzature off-road: gru semoventi, mezzi speciali, macchine movimento terra. 21 stabilimenti tutti in Cina, 12.000 gru ogni anno. Crescita nel 2009 del 20% rispetto al 2008, quasi tutta realizzata negli ultimi tre trimestri, perché nel primo anche la Cina temeva la crisi. A differenza del Presidente – politico e uomo di relazioni – Shi è un business man, intelligente, analitico, preciso e rapido.
Parliamo di tecnologie meccaniche, elettroniche, idrauliche molto avanzate, di procedure e leggi italiane, di piani finanziari. Nessuno di loro parla inglese. Per fortuna c’è Jimmy, manager e business man bilingue.
Shi e il suo team ascoltano con attenzione, fanno domande circostanziate e manifestano interesse ad approfondire le ipotesi di collaborazione.
Solo – chiede Shi – non comprendo perché vogliate continuare a produrre in Italia. In Italia vorremmo aprire un Centro per le tecnologie ed in seguito creare un polo di servizio per l’Europa -
Provo a spiegargli però che il modo in cui facciamo ricerca e sviluppo in Italia è particolare, molto legato alla produzione, alla filiera produttiva, che l’Emilia Romagna è il miglior luogo al mondo per realizzare ed ingegnerizzare nuovi prodotti meccanici, prototipi, serie speciali. Sempre che il nostro sistema sopravviva a questa crisi, penso e non dico.
- Verremo in Italia tra un paio di mesi, per la verità pensavamo alla Germania, ma potreste avere alcuni punti di vantaggio - conclude Shi. Spero che trovi ancora la nostra azienda, in profonda crisi finanziaria.

Andiamo a visitare 5 stabilimenti, tutti collocati nella zona di Xuzhou. Fabbriche modernissime, dotate di tecnologie “stato dell’arte”, layout razionali, manodopera ordinata e ben organizzata, puliti come ospedali.
Alcuni cartelli recitano “Qui si lavora, non si pensa” e nessuno alza la testa dalla linea.
Tutto modernissimo, ma si lavora al freddo: le porte sono aperte, perché non ci sono aspiratori. Il reparto verniciatura è immerso in una nuvola di solvente.
I macchinari che realizzano sono altrettanto avanzati.
- Due anni fa – dice un collega – erano indietro di 10 anni, ora ci hanno raggiunti, salvo forse nell’elettronica. Ma è questione di mesi, se vogliono –
Ma le cabine delle gru e degli escavatori sono estremamente spartane, nessun operatore in Europa ci salirebbe.

Rientro in hotel, non mi sento bene. Forse ho la febbre, mi sento molto debole, devo riprendermi prima di rientrare ad Hong Hong: in aeroporto c’è un controllo sanitario dotato di apparecchiatura in grado di rilevare a distanza un’anomalia della temperatura corporea. Non voglio finire in quarantena. Ho pure una piccola infezione ad un dito. Anche tutte le volte precedenti in cui sono stato in Oriente ho avuto qualche disturbo, evidentemente le mie difese immunitarie sono troppo occidentali.

Tutta la mattina successiva, mentre cerco di riposare, sono accompagnato da un concerto di clacson e da continui scoppi di mortaretti: si avvicina il Capodanno lunare.
All’aeroporto di Xuzhou e sono quasi tentato di acquistare una scatola, tipo quelle del nostro zampone, contenente un manicaretto rappresentato in fotografia. E’ cane. Mi pare però un souvenir troppo macabro.
I miei colleghi parlano di Shanghai come di una vera capitale globale. Sì, credo che la Cina sia oggi il centro del mondo. Un impero ancora molto impegnato a crescere economicamente, con sfide interne gigantesche. A differenza del Giappone di 30 anni fa, non sembra troppo interessata ad uscire dai confini ed “invadere” il mondo.
- Per ora non c’è fretta, verrete voi occidentali a cercarci, sempre di più – sembrano pensare i cinesi.
Un amico mi dice che la storia cinese è sempre stata caratterizzata da cicli ricorrenti, concentrati alternativamente sull’interno e sull’esterno.
Temo che ora abbiano trovato l’equilibrio tra ying e yang.
Sarà dura.

A jump into China - La "vera Cina"


Atterriamo a Xuzhou, a metà strada circa tra Shanghai e Pechino, qualche centinaio di chilometri all’interno. Capitale di un antico regno, dice il sito ufficiale, ma non immaginatevi Parma o Weimar.

L’aerostazione è un capannone molto sobrio, quasi spoglio. Partiranno una decina di voli al giorno, non si direbbe che ci troviamo nella “capitale cinese della meccanica pesante”.

Due anni fa aveva 800.000 abitanti, ora ne conta 2 milioni, che saranno 4 tra un paio d’anni. Il nuovo centro, uffici amministrativi, edifici pubblici, è già pronto, a 25 km dall’abitato attuale. L’interstizio sarà riempito rapidamente.

I nuovi cittadini giungeranno al momento necessario dalle campagne. Vige tuttora un sistema tradizionale, rafforzatosi seguendo il modello sovietico, che prevede la registrazione della residenza, un passaporto per gli spostamenti interni e vari tipi di permesso. Coloro che sono registrati presso prefetture rurali, non possono godere gratuitamente dei servizi sociali, una volta trasferiti in città. Con i loro stipendi devono pagare ospedali, scuole per i figli ed ogni altro servizio, in alternativa dovrebbero utilizzare quelli del loro territorio d’origine, che molto spesso, trattandosi di zone arretratissime, non dispone. Una rivista economica locale parla espressamente di “apartheid”: il problema è che le amministrazioni cittadine non dispongono di risorse sufficienti a garantire servizi a milioni di nuovi abitanti ogni anno.

E’ il nuovo “comunismo” cinese.

- Questa è la vera Cina – dice un collega quando imbocchiamo la superstrada a 6 corsie che porta in città.

Dalle vie laterali, immerse in una nebbia padana, emergono mezzi a motore e a pedali di ogni tipo immaginabile, carichi di persone, sacchi, cartoni e merci varie. Circolano a destra, sinistra, centro, anche contromano. Il nostro autista suona continuamente il clacson in, ma senza alcuna preoccupazione.

- Però non circolano più con le motozappe – dice un collega. Fino a pochi anni fa era il mezzo di trasporto “all terrain” più diffuso, anche in strada, con 3, 4 persone a bordo.

Al semaforo ci affianca una Toyota molto datata, con 6 persone a bordo, tre davanti e tre dietro. Il guidatore abbassa il finestrino e sputa con decisione. Sì, i cinesi sputano, almeno quelli low class. Però anche in hotel, nei posacenere presso gli ascensori, sono sempre evidenti grumi di saliva.

La città alterna quartieri fatiscenti, cantieri, palazzi moderni e poi ancora cantieri. Nelle estreme periferie si vedono baracche, stile favelas. Andiamo subito al ristorante, dove ci attende un fornitore del grande gruppo meccanico i cui vertici incontreremo domani. Locale moderno, arredato con un certo gusto, ci accolgono due belle ragazze con un giubbino di pelo rosa fucsia e la ragazza che lo gestisce, carina, sobria e sorridente. Qui al nord si vedono uomini e donne di una certa bellezza, a differenza di Hong Kong e Guangzhou. Ci conduce in una grande sala privata, che pare essere la regola per pranzi e cene di lavoro. Grande sala con tavolo rotondo al centro, piccola cucina per la rifinitura dei piatti, bagno, due o tre camerieri dedicati.

E’ il primo di una serie di pasti davvero regali: sul grande centro tavola rotante sono già pronti una dozzina di piatti e continuamente ne vengono aggiunti altri. Si conclude con il riso e con la pasta. Non serve ordinare, tutto il menù arriva in tavola: zuppe, pesce, verdure, crostacei molluschi, qualche tipo di pane, una specie di piadina, carni di ogni tipo. Guardiamo con un po’ di diffidenza alcuni piatti: la specialità del luogo è il cane…

Moltissime portate, piccole quantità per ognuna: non deve essere facile affrontare una pizza, un piatto di pasta, una costata, per chi è abituato a mangiare così. Credo che risulti noioso affrontare tali quantità di cibo e così poca varietà nel corso di un pasto.

L’imprenditore che ci ospita ha una fabbrica di piccola carpenteria, ha iniziato due anni fa ed occupa già 300 persone. Era un importante responsabile locale del Partito, una volta in pensione ha avviato questa attività.

Il significato dell’invito a pranzo, un po’ incomprensibile inizialmente, appare ora più chiaro: credo si tratti di una sorta di check-in politico. Le tre persone al tavolo con noi saranno i nostri “angeli custodi”, nel caso in cui decidessimo di uscire dai binari del programma ufficiale di visita.

A jump into China - verso Guangzhou


Carichiamo le valigie sulla Volvo di Jimmy, che ha la targa di Hong Kong ed una seconda targa speciale riservata a chi è autorizzato a compiere operazioni cross-border tra Hong Kong e la regione di Guangdong. Per ottenerla non è sufficiente pagare una fee, occorre dimostrare di avere effettuato consistenti investimenti in Guangdong oppure di essere membro di una delle organizzazioni politiche che favoriscono l’integrazione tra le due regioni.

Uscendo dal centro aumentano le costruzioni fatiscenti, con evidenti necessità di ristrutturazione. Il giornale locale dedicava un articolo in prima pagina alle conseguenze di un grave crollo avvenuto qualche giorno fa: molte ditte di costruzioni cominciano a rifiutarsi d’intervenire su immobili a rischio. I prezzi degli immobili sono elevati ad Hong Kong, mediamente € 10.000 al mq e la domanda si mantiene alta. Non paiono esserci molti incentivi ad intervenire per ristrutturare.

Forse la progettata linea ferroviaria veloce Hong Kong – Guangzhou potrebbe cambiare le cose, consentendo a più persone di abitare ed avere sede nella vicina regione; non a caso alcuni gruppi si oppongono. Immobiliaristi forse?. - Anche loro – dice Jimmy – ma soprattutto abitanti di alcune frazioni attraversate dalla nuova linea, che aumentano il prezzo delle compensazioni richieste – Non succede solo in Italia evidentemente.

Ecco, arriviamo alla baia di Shenzen, un tratto di mare largo circa come lo stretto di Messina, attraversato da un ponte lunghissimo, 4,7 km con un solo pilone centrale. Iniziato nel 2003, inaugurato il 1 luglio 2007. Il ritardo (!) di 8 mesi è stato dovuto a questioni burocratiche. Le similitudini con l’Italia sono già finite.

Il traffico sul ponte è scarsissimo. La ragione è il numero molto basso di permessi per l’attraversamento: oltre alle due citate categorie hanno il permesso di attraversare il ponte solo i grandi van che effettuano trasporto persone. Se lo scoprono i proprietari delle compagnie di traghetti tra Reggio e Messina, colgono l’idea al lavoro e si riconvertono, diventando tra i maggiori sponsor del ponte sullo Stretto.

Ma il ponte di Shenzen è “un simbolo della nuova potenza cinese e dell’integrazione di Hong Kong”. In effetti ho sempre sospettato che le grandi opere, anche in passato, siano state eseguite ragionando a risorse infinite, senza porsi questioni di utilità.

Guanzhou, che noi chiamiamo Canton, è una città di 10 milioni di abitanti, alla quale si arriva attraversando una serie ininterrotta di cantieri. La stessa Shenzen fino a 30 anni fa era un villaggio di pescatori di 30.000 abitanti, oggi ne conta 14 milioni, è sede di una Borsa Valori ed è il secondo porto della Cina per volume di traffico.

Questa corsa all’inurbamento è forse la caratteristica più evidente dello sviluppo cinese. Leggo che per il capodanno gli spostamenti previsti sono di oltre 1 miliardo: quasi tutti ritornano nei luoghi d’origine in questo unico periodo annuale di vacanza. Ma qualcuno, scrivono i giornali, comincia a non avere abbastanza denaro per ritornare: giovani abbastanza istruiti per esempio, che si devono accontentare di lavori umili nelle città. Un fenomeno nuovo per i cinesi.

Intanto, mentre scrivo queste note, mi accorgo che Facebook non funziona dal mio collegamento alla rete fissa, e neppure FriendFeed. LinkedIn funziona. Facebook mobile dal mio cellulare funziona. Provo a pubblicare queste note sul mio blog, appare la mia pagina ma non quella che mi consente di pubblicare nuovi pezzi.

Chiedo informazioni a Jimmy: mi dice che LinkedIn funziona e anche per Facebook non dovrebbero esserci problemi. Google e dintorni, dipende, possono verificarsi disservizi.

In generale gli hotel sembra non vogliano correre rischi, nel dubbio alzano i firewall.

05 febbraio 2010

A jump into China - Hong Kong


Ero stato ad Hong Kong 29 anni fa, stop over sulla via Tokyo, ed ancora ricordo l’atterraggio nel vecchio aeroporto, scendendo tra i grattacieli come in un film di Superman. Qualche volta me lo sogno ancora.

Ora si atterra nel nuovo aeroporto costruito su di un’isola artificiale, collegato al resto della città con una linea di metropolitana veloce e pulitissima. Change over in una notte, una prova di eccellenza organizzativa della quale si parla ancora. Arrivando dall’alto non si vedono più i tetti azzurri delle vecchie case, ma d’altra parte i colleghi che viaggiano con me e che erano stati qui nel 2008 notano ad ogni angolo grandi cambiamenti. All’imbarco dei ferry per Kowloon c’è un cantiere enorme, che fino a due anni fa era ancora un’insenatura, l’approdo dei traghetti.

Era il 1981 quando andai in Giappone, Tokyo era la capitale mondiale della tecnologia e delle crescita economica. Ai miei occhi europei appariva un paese ancora arretrato socialmente, con forti disparità e standard medi di vita lontani dai nostri. E’ qualcosa di simile a ciò che mi aspetto di trovare nella Cina che visiterò da domani. I giapponesi del 1981 avevano grande orgoglio ed un’umiltà un po’ falsa. Erano completamente proiettati ad un’espansione globale trainata dalla tecnologia e dai prezzi competitivi, che non pareva avere limiti. Non parevano avere tempo per costruirsi belle case e le fogne annesse.

Era il 1985 quando atterrai per la prima volta a New York, provenendo da Chicago. Ero nella Capitale del mondo, nel simbolo della civiltà in cui sono nato e stavo crescendo. Semplicemente la Capitale, senza aggettivi. Mi emozionavo anche soltanto guardando una fila di Stars&Stripes al vento. Credo che chi giungeva nell’antica Roma imperiale proveniente da un provincia si sentisse esattamente come me.

Penso a tutto ciò mentre sto per visitare la Cina, per la prima volta nella mia vita. Non so ancora se mi sentirò al centro del mondo. Non andrò né a Shangai né a Pechino e questo è certamente un limite per la mia analisi. Quando ho incontrato in Italia il Presidente di questa società, che incontrerà lunedì mattina nella sua sede, ho avuto la netta sensazione di una leadership ormai priva di particolari timidezze. Ha voluto cenare a Piacenza in un ristorante cinese, ha orgogliosamente parlato soltanto mandarino, ha parlato del suo paese senza toni trionfalistici, citando però cifre e fatti inequivocabili. Lunedì vedrò come gioca in casa.

Qui ad Hong Kong sono sulla porta della Cina, in una città in cui circolano tutte le razze e molte vie ricordano Blade Runner. Una città in corsa verso il futuro, almeno per noi italiani che vediamo tante gru al lavoro e ci sentiamo come gli anziani quando guardano i giovani, priva però delle passioni e delle tragedie del mondo di Blade Runner

Forse è questo che troverò in Cina: una leadership basata sui fatti e sulle gru, la cui anima o non esiste o non ha troppo desiderio di farsi capire. Cercherò di guardarla con gli stessi occhi con cui guardavo Giappone ed USA 30 e 25 anni fa, perché non siano le rughe che li circondano ad impedirmi di vedere.

Non so se troverò il nuovo centro del mondo, ma la porta che sto per aprire è alta, lavorata e imponente. Guardo la tigre colorata che simboleggia l’anno nuovo cinese che sta per iniziare. Cercherò di passeggiarle accanto, resistendo alla pericolosa tentazione di provare a metterle il guinzaglio.

30 aprile 2009

Le due economie

Leggo sul Corriere dello scorso martedì 28 “Fed pronta simulare tassi sotto zero” che un economista ripropone l’idea di tassare la liquidità, rendendo perciò conveniente effettuare prestiti a tassi negativi.
L’idea non è nuova, l’aveva già teorizzata Silvio Gesell negli anni ’20 del secolo scorso: aveva immaginato una banconota sul cui retro, alle date indicatevi, devono esser incollate marche da bollo di un certo valore, onde conservare la validità di quello facciale.
Il tema della liquidità è centrale nella gigantesca situazione di squilibrio creatasi: la depressione e l’incertezza dei mercati generano infatti un accumulo di liquidità non impiegata, che non riesce ad affluire ai consumatori, a causa della recessione e delle restrizioni del credito.
Che il ruolo del denaro nell’economia abbia assunto connotati problematici cominciano a pensarlo anche alcuni economisti, come ad esempio Gerardo Coco, nell’articolo pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni “La parola d’ordine delle autorità monetarie è stata: sia fatto il denaro. Ed il denaro fu. Ma insieme, fu distruzione delle economiewww.brunoleoni.it/denaro .

Già nel precedente articolo la “Crisi del denaro” pubblicato su questo blog parlavo del modello di crescita materiale, adatto “alle economie che escono da uno stato di precarietà, con diffusa povertà, come erano le nostre nel secolo scorso e lo sono quelle dei paesi emergenti ora”.
Il modello economico capitalista ha dimostrato infatti la sua innegabile efficacia in questo tipo di scenario, dove invece le economie di tipo socialista hanno dovuto ricorrere alla limitazione delle libertà economiche individuali e si sono rivelate inefficaci sul terreno del progresso materiale. La prosperità è poi divenuta una stabile caratteristica della società ovunque si sia riusciti a bilanciare gli interessi di tutte le parti in causa, ed in questa direzione i movimenti che hanno difeso e difendono i lavoratori hanno un ruolo importante. Ma non c’è stato reale e stabile sviluppo al di fuori del modello economico capitalista.
Oggi però il mondo sviluppato è di fronte ad un’altra sfida: l’ulteriore crescita dei beni materiali e di quelli immateriali appare estremamente aleatoria, soggetta a rischi elevati, sempre più circoscritta a segmenti limitati della società (i proprietari immobiliari, i banchieri, i tecnologi etc) e facilmente soggetta a cicli (le “bolle”).
Sono sempre più convinto che il modello generale dell’economia, creato sui presupposti della crescita materiale, sia da ripensare, perché nel medio periodo sono altamente probabili due evoluzioni:
  • A. crescita di tutti paesi, fino a raggiungere un livello di benessere paragonabile a quello attuale nei paesi occidentali, con una società stratificata a livello globale e minime possibilità di uscire dalla propria “casta”;
  • B. blocco forzato dello sviluppo dei paesi emergenti e mantenimento del potere mondiale nelle mani dei paesi leader, con una società stratificata tra paesi ricchi e paesi poveri.
Trovo più realistico lo scenario B, ma anche il primo non è affatto idilliaco: in ogni caso innescherebbe in futuro alcune delle riflessioni che propongo in questo articolo.

Economia quotidiana ed economia capitalista

Nei paesi sviluppati possiamo già riconoscere l’esistenza di due economie:
  1. l’economia quotidiana, che necessità di stabilità per mantenere elevati i consumi e la produzione; 
  2. l’economia capitalista, che opera secondo le leggi economiche classiche e necessariamente vive di accumuli, trasferimenti e distruzioni di ricchezza.
L’economia quotidiana opera con meccanismi molto simili – pur trasposti in un contesto completamente diverso – a quelli dell’epoca pre-capitalista: usa il denaro solo per regolare gli scambi, raramente soffre di scarsità dei beni offerti, richiede di regolare i meccanismi di accesso ai consumi in base al lavoro, all’impegno nella società e alla condivisione dei suoi valori fondanti. E’ un’economia di scambio, praticata in un contesto di forte specializzazione del lavoro, dove nessuno è autosufficiente.
Potrebbe teoricamente fare a meno del denaro, se non fosse per il fatto che la misura e la rilevazione dei consumi può consentire di monitorare inefficienze e distorsioni.
Immaginiamo un sistema in cui ciascuno dispone di una carta di credito con plafond elevato, da utilizzare per gli acquisti di tutti i beni correnti. Il superamento del plafond implica una verifica, che normalmente porta all’autorizzazione della spesa ulteriore ed in alcuni casi a controlli analitici. Il plafond rappresenta il corrispettivo del lavoro svolto, ma sostituisce anche gli altri strumenti di welfare, come le pensioni. Prezzi e plafond possono anche variare, ma tutti i valori rimangono all’interno del sistema degli scambi, nell’economia quotidiana che non consente accumuli.
Non è un sistema privo di problemi: dobbiamo immaginare forti discussioni sul riconoscimento della cittadinanza agli stranieri, controlli sugli abusi, situazioni di spreco delle risorse, nascita di circuiti privati, miranti ad escludere la massa dal godimenti di beni specifici (es.”club del tartufo”), in assenza di freni economici. Immagino anche che emergerebbe una richiesta di segmentare più o meno fortemente il plafond delle spese, secondo il ruolo sociale.

L’economia del capitale funziona invece come insegnano i manuali. Il capitale si accumula attraverso il lavoro – immaginiamo ad esempio una quota corrispondente al 10% dell’attuale stipendio pagata effettivamente in denaro – oppure con l’attività d’impresa – una quota di valore aggiunto, derivante da un calcolo che assegna valori convenzionali al costo del lavoro ed ai ricavi di vendita dei beni di consumo – o proviene dalla vendita di beni durevoli – un’immobile o un brevetto ad esempio.

E’ evidente che si tratta di un ragionamento puramente esemplificativo, in cui non ignoro la complessità dei punti di contatto tra economia quotidiana e capitalista.
Complessità data dalla novità dell’approccio, ma forse inferiore a quella attuale, in cui i meccanismi compensativi – la fiscalità e la previdenza in primis, la capillarità ed articolazione dei rapporti di credito / debito ed il ruolo dei regolatori – stanno raggiungendo il limite dell’entropia.
In realtà milioni di persone vivono esclusivamente nell’economia quotidiana, svolgono il lavoro che la società consente loro di fare e consumano di conseguenza. Per mantenere stabile questo sistema occorre generare e muovere un’enorme massa di liquidità, con meccanismi estremamente complessi e poco trasparenti; quando si manifestano situazioni di crisi e di caduta dei valori economico–finanziari – aspetto fisiologico dell’economia capitalista – si deve ricorrere ad interventi statali straordinari, che a loro volta introducono distorsioni.
Se la caduta delle Borse avesse riguardato soltanto la ricchezza di coloro che possedevano azioni, senza effetti sui consumi, parleremmo oggi di una crisi mondiale?

Le obiezioni

L’obiezione principale rivoltami da alcuni amici è quella della caduta di motivazioni imprenditoriali:
  • Se i ricavi sono figurativi, dipendono quindi da un decreto che valida prezzi storici o comunque convenzionali; se il costo del lavoro è altrettanto figurativo, come potrebbero emergere le innovazioni? Perché poi si dovrebbe rischiare invece di cercare un qualunque lavoro dipendente ?
Io sono convinto che la motivazione rimarrebbe: da parte di chi preferisce essere indipendente e realizzare i propri progetti, da parte di chi vuole comunque acquisire ricchezza, il cui accumulo risulterebbe più difficile, come oggi, con il solo lavoro.
I critici ipotizzano anche un appiattimento verso il basso delle motivazioni al lavoro:
  • Se un impiegato con pochi studi e nessuna specializzazione può vivere come un medico, che ha grandi responsabilità e viene chiamato con urgenza anche di notte, chi mai farebbe il medico? Il medico avrebbe un po’ più di denaro, ma con un sistema del genere a che gli servirebbe? Per lasciarlo ai figli ?
Anche questa è un’obiezione pertinente, ma io credo che le motivazioni a svolgere un lavoro – e le aspettative di ruolo sociale che ne conseguono – vadano molto al di là del denaro; credo inoltre che in una società incapace di crescere ai ritmi degli scorsi 50 anni il fenomeno dell’appiattimento e della demotivazione avverrebbe (e già oggi avviene) ugualmente. Non è forse vero che molti giovani raggiungono la laurea e poi devono accontentarsi di lavori poco qualificati ?

Mi attendo e mi auguro che questa crisi possa risolversi in tempi rapidi e l’economia mondiale possa ritrovare qualche forma d’equilibrio.
Mi piacerebbe tuttavia che gli economisti iniziassero a ragionare sulla prospettiva delle due economie, preparando il modello di riferimento necessario a gestire – per la prima volta nella storia – una società pacifica con benessere diffuso.
Oggi mi paiono chirurghi che utilizzano strumenti di monitoraggio sofisticati, ma operano con ferri rudimentali e arrugginiti.

14 dicembre 2008

A Bologna l'Alta Velocità è per i dormiglioni

Si è spento il grande tabellone con il conto alla rovescia. Bologna - Milano in 65 minuti: siamo nel futuro, si apre una nuova era. 
Sì, per i dormiglioni della nostra città.
Il primo Freccia Rossa del mattino parte da Bologna alle 8:24 ed arriva a Milano alle 9:29. Più o meno alla stessa ora si arriva a Roma da Bologna. In compenso il vecchio IC plus delle 6:44 arrivava a Milano alle 8:55, ora è stato ribattezzato ES city ed arriva alle 9:10.
Negli uffici il lavoro inizia di solito alle 9, quindi si dovrebbe arrivare a Milano Centrale verso le 8:30. Chi ha questa necessità utilizzerà l'auto oppure si rassegnerà ad essere "in trasferta". 
Invece l'Alta Velocità è evidentemente pensata per chi va a fare shopping, per gli studenti (ce n'è uno all'ora al pomeriggio) e per qualche professionista che va a Milano per una riunione di un paio d'ore. Tutti questi soggetti avranno grandi vantaggi dall'Alta Velocità, ma chi abita a Bologna e lavora a Milano, anche solo qualche giorno la settimana, non vedrà il beneficio. Salvo i dormiglioni e forse i patiti della cena alle 8 di sera, che così arriveranno in tempo dopo una giornata di lavoro.

Devo dare atto alle Ferrovie di avere in corso la realizzazione di una grande e importante infrastruttura, ma una piccola parte degli investimenti sostenuti, peraltro giganteschi , dovrebbe essere destinata al servizio, a partire dagli orari, alla completezza dei servizi a bordo, alla rispondenza dei servizi ai prezzi pagati, alle funzionalità del sito, alle procedure di rimborso etc.
Su questo punto, purtroppo, Trenitalia va ancora a Bassissima Velocità.
Buon riposo, cari bolognesi.

PS: scriverò a Trenitalia, certo, ma mi risponderanno prima di "avere preso in carico la mia richiesta" (e ci mancherebbe pure che un Customer Service cestinasse i messaggi) e poi che "per cause tecniche non è possibile fare organizzare diversamente l'orario, ma il suggerimento è stato sottoposto alla struttura dedicata" come se io credessi che l'orario si fa per giocarsi i numeri al lotto.

27 ottobre 2008

La crisi del denaro

- La crisi della finanza, intendi dire -
- No, temo proprio che il problema sia più complesso -
Quella in corso è per tutti la crisi della finanza, innescata da perversi speculatori, causata dall’assenza di regole o da troppe regole inadeguate, che impediscono al mercato di autoregolamentarsi. E’ la nemesi, la punizione di un mondo occidentale che ha abbandonato la produzione dei beni, la concretezza, per rifugiarsi in un nirvana di soldi facili e benessere per tutti. Ora è finita, torna la dura realtà, tornano i valori reali. 
C’è sempre verità nelle critiche ad un sistema in crisi, è ovvio. I sistemi non sono entità impersonali, dietro le colpe e gli errori ci sono sempre uomini: imperfetti, avidi, irresponsabili. Uomini, appunto. Dopo lo scoppio dell’ennesima bolla tutto tornerà alla normalità? Quale normalità? 
- Più risparmi e meno debiti, per le famiglie e per le imprese – 
- E la crescita ? Ci sarà una lunga recessione ed i tassi di crescita nei paesi occidentali saranno a lungo bassi – 
- La crescita sarà alimentata dai paesi in via di sviluppo - 
- Quindi trasferiremo la leadership mondiale ai paesi produttori, che non sono in Occidente – - No, no. Riprenderemo a produrre anche noi.... – 
- E come faremo ad essere competitivi? Imponendo dazi ? - 
- Se necessario, sì – 
Questi sono spezzoni di dialogo di questi giorni. A me rimane la sensazione che il problema sia più ampio. E’ da diverso tempo che ci ragiono e ne sono sempre più convinto. Degli errori, delle esagerazioni, delle “bolle” scrivono tutti in questi giorni. Ma nessuno si ferma a riflettere sulle cause profonde. 
A me pare che siamo giunti alla fine di un modello economico basato sulla crescita materiale >>>

01 gennaio 2008

Riforme? No, grazie

Insieme ai tanti buoni propositi di fine anno, che già tra dieci giorni saranno riposti nel cassetto come le decorazioni dell’albero di Natale, è arrivata puntuale l’invocazione delle riforme.
Anzi, della Riforma, della catarsi decisiva, della redenzione dell’Italia per via legislativa, della grande Legge che ci salverà dal declino, come la famosa pillolina blu.
Sui sistemi elettorali ormai ciascuno ha una propria opinione, come sulla formazione della Nazionale di calcio (a me per esempio piacerebbe un maggioritario puro con voto di preferenza, in un sistema mono-camerale); sul sistema fiscale e su quello previdenziale quasi tutti sanno cosa si dovrebbe fare, ma nessuno ha il coraggio di affrontare le inevitabili proteste; per la Giustizia, la Scuola e l’Università, la Ricerca, la Sanità, l’Agricoltura, lo Sport, l’Ambiente e tutto il resto le riforme sono periodicamente annunciate, discusse, avviate, abbandonate, riprese.
Ai nostri politici, al Governo attuale e a quello che verrà chiedo per il 2008 e almeno fino al 2014 una cosa semplice: - Niente riforme, per favore ! – >>>

04 novembre 2007

Bologna turnaround

Cara Bologna,
ormai me lo dicono anche i baristi romani e gli autisti di Matera: non sei più quella di una volta, hai mille problemi, sei invecchiata.
Per questa notorietà ringrazio l’attuale Sindaco, che ha indubbie doti mediatiche e con quest’immagine di declino è riuscito a riportarti sulla scena nazionale, ma la malattia è iniziata molto prima di lui.
Assomigli a quelle aziende – ne avevi tante qualche anno fa – che avevano conosciuto prosperità e ricchezza nel dopoguerra, per poi invecchiare con i loro imprenditori e le loro famiglie. Molte aziende si sono trasformate, sono ripartite o hanno chiuso i battenti oppure hanno cambiato settore e prodotti o si sono trasferite. Tu sei ancora nella fase in cui “si cerca di capire”.
Cara Bologna, un po’ me ne intendo di queste situazioni, tu hai bisogno di un turnaround. E non criticarmi per i termini inglesi: i concetti si diffondono nella lingua di chi li crea. >>>

15 luglio 2006

MS sfida iPod con l'interoperabilità ?

... stando a quanto riportato sulle colonne del Seattle Times, consentirà agli utenti di riprodurre musica e video e di scambiare file via Wi-Fi e risponde a un progetto, “Argo” (nome in codice che richiama la mitologia greca), che sta impegnando nelle ultime settimane gli uomini di Bill Gates in una meticolosa attività di promozione presso le case discografiche.
... il prodotto sarebbe inoltre abilitato ad effettaure il download di brani non solo dal negozio virtuale Urge (il sito nato in collaborazione con Mtv e integrato nella nuova versione di Windows Media Player), ma anche da iTunes, dando al prodotto connotati di polivalenza che l’iPod invece non ha. Per attirare gli attuali utenti legati al prodotto di Apple, inoltre, Microsoft pare sia intenzionata a offrire il download gratuito dei brani già acquistati on line su iTunes.

Leggi tutto l'articolo su IlSole24Ore.com

03 luglio 2006

La Francia decide sulla musica online

24 giugno 2006

La Francia frena iTunes

Una normativa votata dal parlamento francese forzerà Apple a rendere iPod e iTunes Music Store compatibili con la concorrenza. Attualmente, le canzoni comprate su negozi online differenti da iTms non sono fruibili dall'iPod. La scelta di restare isolati dalla concorrenza è stata più volte criticata da diversi paesi europei che si stanno mobilitando verso un'apertura alla concorrenza. Lo stato di monopolio de facto ha permesso fino a oggi una imposizione di regole sui diritti digitali. A fronte di questa posizione irremovibile, è possibile che Apple preferisca uscire del mercato francese, ben consapevole delle conseguenze della sua scelta, oppure dovrà trovare nuovi accordi che non siano in conflitto con i diritti dei consumatori.

18 maggio 2006

Apple prepara l'iPod telefonino

Questa è concorrenza costruita sull'innovazione. Vinca il migliore

Mtv e Microsoft sfidano Apple, nasce URGE

Sarà l'iTunes killer, come dichiarato?

Ovviamente i file non saranno compatibili con quelli iTunes.

01 maggio 2006

Il movimento anti-explorer

... è come la corazzata Potemkin
Uso anch'io Firefox ogni tanto ed è un buon browser, più preciso di explorer nella lettura dell'html (ma il problema - se c'è - è di frontpage o di altri programmi di creazione pagine web o di alcuni vecchi javasript).
Il futuro della comunicazione in rete è tutto qui?

27 aprile 2006

In che senso sono un "moderato"?

La prima risposta ad "iPod di Virginia" mi invita ad esprimere più "in bianco e nero" le mie posizioni, anche in modo sgradevole se necessario.
Un'altra risposta apprezza la "combattività" dei miei scritti.
Come è normale, chi legge queste note ha idee e posizioni piuttosto differenti; poichè vorrei che tutti continuassero a farlo ho deciso di comportarmi da "moderato" (ed è questa la ragione per cui non ho commentato in campagna elettorale).
In che senso sono un "moderato" ?
Chi mi conosce bene sa che ho quasi sempre idee molto precise su molti argomenti (qualcuno dice troppi), e sa anche che le comunico in maniera netta nelle conversazioni. Questo blog serve anche per esporre alcune idee chiare nelle quali credo
Se per "moderato" s'intende una persona che si mette sempre nel ruolo del mediatore, del pontiere tra opposte visioni, di colui che cerca sempre il consenso, non mi ci riconosco.
Apprezzo invece un modo "moderato" di realizzare le cose, di dare corpo alle idee quando fare ciò coinvolge molte persone, alcune delle quali non condividono le medesime idee. Essere moderati significa per me dedicare tempo a spiegare - sotto diverse angolature - le ragioni di una decisione, senza peraltro metterne in discussione l'applicazione ed ottenere il rispetto di chi ha idee posizioni diverse; può significare concedere una compensazione a chi risulta penalizzato o tempo per riorganizzarsi a chi deve subire un cambiamento.


26 aprile 2006

L'iPod di Virginia


Qualche giorno fa ho regalato un iPod a mia figlia Virginia. Quando ho tentato di trasferire le canzoni residenti sul pc di casa l’operazione è solo parzialmente riuscita; il tool di conversione non funziona quando i contenuti sono protetti da licenza >>>

23 aprile 2006

Benvenuti







Benvenuti nel BLOG dei Commentarii !

Da qualche tempo ero curioso di conoscere dal vivo il fenomeno dei blog e così ho pensato di estendere lo spazio per le conversazioni - dirette o via mail - sui temi dei Commentarii e su tanti altri argomenti che non trovo mai il tempo di mettere su carta.
Qui troveranno spazio le vostre risposte, ma anche temi da voi proposti e commenti più brevi sull'attualità
Cari saluti
Mario